INCONTRO CON IL PRESIDENTE DEL GRUPPO CONSILIARE DI FDI IN REGIONE LOMBARDIA
“sulla figura dell’educatore” 1 dicembre 2025
presenti, oltre allo staff del Consigliere Garavagli (FDI), numerose sigle sindacali e 4 associazioni. Sulla totalità dei presenti invitati (27) erano presenti due pedagogisti e tre educatori professionali.
L’incontro verteva almeno in teoria sull’educativa scolastica (a nostro parere sempre col rischio di non considerare che gli educatori sono in crisi come professione nella sua interezza).
L’aspettativa era quella che i presenti portassero suggerimenti già preconfezionati e strettamente vincolati a quanto potesse rientrare nelle competenze Regionali: nei nostri interventi abbiamo ricordato che la Regione - e in particolare la Lombardia - può intervenire dove serve e interpellare lo Stato dove carente. E' evidente comunque che il primo interesse di Regione Lombardia è quello di colmare le carenze di organico, non di certo aiutare gli educatori [ne è controprova l'attivazione di corsi regionali gratuiti ASACOM all'indomani dell'approvazione del DDL "asacom" S:793 approvato lo scorso il 28 gennaio 2026 e la successiva DGR promulgata inmerito dalla stessa regione]
L’obiettivo dell'incontro era quello di cìraccogliere prime impressioni e richiedere in seconda battuta delle proposte concrete (*in calce). Una volta sentite anche le altre parti in causa (es. le coop) il gruppo consigliare dovrebbe aprire dei tavoli tecnici di lavoro.
Gli interventi sono stati perlopiù molto istituzionali e “tecnici” con poche eccezioni.
Noi siamo intervenuti portando esempi concreti e molto dettagliati che poi sono stati ripresi e citati da praticamente ogni interlocutore che ci ha seguito. Altri hanno storto diplomaticamente il naso sull’istituzione delle figure sostitutive, qualcuno ha proposto una convivenza pacifica tra educatori e figure sostitutive, altri si sono prostrati senza proporre nulla se non la propria disponibilità a (e)seguire.
Per quanto ci riguarda, Regione Lombardia può intervenire economicamente per aiutare ma deve interloquire con livelli più alti. Abbiamo inoltre indicato la possibilità che il Consiglio Regionale promulghi una DGR che consenta a TUTTI gli educatori di operare in ogni ambito (piuttosto che far lavorare altre figure).
Ecco il nostro resoconto all’ufficio di presidenza:
"La nostra è volutamente un’associazione semplice e non di categoria perché questa forma giuridica ci ha consentito negli anni di includere ogni espressione della nostra professione: dagli educatori sociosanitari, ai sociopedagogici, ai pedagogisti con qualsivoglia percorso formativo.
Questi infatti sono molto cambiati nel corso degli ultimi decenni e, se da un lato questa è stata espressione di una costante tensione verso una definizione sempre maggiore dei nostri ruoli professionali, dall’altro è stata concausa di quella frammentazione e parcellizzazione che a tutt’oggi rappresenta uno dei grandi problemi della professione: la categoria “educatori” non ha una vera rappresentanza e non è -di fatto - interlocutore diretto con le istituzioni e le pubbliche amministrazioni. Nei tavoli decisionali si siedono i sindacati (che per primi soffrono la carenza di iscrizioni dei nostri colleghi), le cooperative (che nella stragrande maggioranza non sono più espressione diretta delle istanze dei lavoratori) e le associazioni (compresa la nostra) che, numeri alla mano, rappresentano solo una piccolissima percentuale della totalità dei colleghi.
Non è certo una responsabilità di Regione Lombardia se ad un tavolo sull’educativa scolastica sono presenti solo tre educatori ma questa immagine dovrebbe già essere di per sè già un campanello d’allarme.
Ciò detto veniamo a quanto discusso o almeno accennato in sede di incontro e proponiamo alcuni suggerimenti che riteniamo possano quantomeno aprire una discussione nel merito su quanto di competenza di Regione Lombardia.
questa la nostra valutazione:
il mondo delle professioni educative, tutte, è in crisi nella sua interezza e la legge 55 che istituisce l’ordine delle professioni educative e pedagogiche non rappresenta una soluzione ai problemi più cogenti della categoria.
la prima urgenza è il livello stipendiale che è la prima causa di abbandono della professione e spesso anche causa di un impoverimento tale che alcuni colleghi si ritrovano ad assistere utenti fragili che percepiscono un reddito più alto della loro retribuzione: la scuola è solo la punta di un iceberg molto più vasto. In appendice entriamo nel dettaglio della situazione scolastica.
la proliferazione di corsi per formare figure di assistenza a vari tipi di utenza (in particolare minori) sta di fatto diventando un alibi per colmare la carenza di educatori nei servizi mentre il percorso più corretto sarebbe quello di raggiungere un adeguato incremento stipendiale: gli educatori ci sono ma lasciano il lavoro per altri impieghi più remunerati.
la carenza di educatori e la loro sostituzione con figure professionali non formate specificamente per il nostro lavoro avrà e sta già avendo ricadute sociali ed economiche enormi sulla collettività e sulle amministrazioni . Qualsiasi tipologia di utenza non ben accompagnata in adeguati percorsi di inserimento e reinserimento tenderà a rimanere a carico della collettività e dei servizi sempre più a lungo.
Come associazione M.I.L.L.E. possiamo solo suggerire degli interventi che necessitano indubbiamente di essere condivisi, discussi e approfonditi:
è nelle prerogative della Regione disporre degli standard delle amministrazioni locali e può quindi a nostro avviso interloquire con i Comuni in merito ai bandi di assegnazione dell’educativa scolastica che al momento stanno determinando nella stragrande maggioranza dei comuni gli attuali e insufficienti compensi dei colleghi che vi operano. Gli organi Regionali possono inoltre decidere di stanziare quote destinate a colmare i bassi livelli stipendiali degli educatori per poi chiedere di interloquire con il parlamento perché si occupi seriamente della questione. E’ un atto squisitamente politico che può essere però supportato da esperienze territoriali virtuose: esistono infatti ambiti territoriali lombardi in cui si è faticosamente scelto di intervenire economicamente (e non solo) e dove si iniziano a poter misurare nella qualità della vita dei cittadini gli effetti positivi di un investimento diretto sulla qualità di vita degli educatori.
In tutto il territorio nazionale assistiamo alla proclamazione di delibere o altri atti amministrativi legittimi ma a nostro avviso discutibili che tentano di rispondere alla fuga degli educatori dai servizi consentendone la sostituzione almeno temporanea con figure limitrofe non adeguatamente formate per gli incarichi previsti. Di contro viviamo quotidianamente la separazione forzata in due profili professionali (quello sanitario e quello socio pedagogico) che non ha ragione di esistere nella pratica quotidiana dove ognuno di noi svolge lo stesso lavoro.
Chiediamo quindi che si discuta la possibilità di emanare una delibera regionale che consenta a tutti i colleghi di operare in ogni ambito previsto da entrambi i profili professionali: non ha infatti a nostro avviso alcun senso che le carenze in nei due ambiti dove operano gli educatori siano colmate da figure professionali altre e non dai colleghi con diversa specializzazione.
Queste le istanze che al momento ci sembra opportuno proporre all’attenzione di Regione Lombardia e degli altri interlocutori intervenuti a tavolo di confronto.